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Vi presentiamo la Garbatella

 

Il quartiere delle case giardino e dei lotti, quella dimensione surreale in cui borgata e incanto si alleano contro le insidie del tempo: strade e angoli nascosti tanto amati anche dal cinema e dalla tv, che però non sono riusciti a modificare la Garbatella, la quale si è opposto rivendicando la sua natura tradizione. Le ragioni per cui Garbatella è ancora un’oasi fuori dal tempo – incastonata fra il traffico della Colombo, di Circonvallazione e di via Ostiense collegate dal futuristico ponte in memoria di Settimia Spizzichino (unica sopravvissuta fra le donne, poi deportate ad Auschwitz, nella retata del 1943 al Ghetto), la ristorazione d’elite di Eataly nel rigenerato Air Terminal della Stazione Ostiense e l’edificio postmoderno della Regione Lazio – sono varie. Sta di fatto che, dopo cent’anni, questa resta una delle poche zone della Capitale dove ancora abbonda la possibilità di passeggiare senza riempirsi gli occhi di esercizi commerciali hip o turistici, senza delirio (sub)urbano e frenesie usa e getta. Uno di quei quartieri in cui il massimo della caciara lo fanno le esultanze di quando segna la A.S. Roma, la musica delle feste di quartiere e i rumori in lontananza delle arterie principali.

Non siamo distanti dal centro, non ancora in periferia. Se però da Piazza Sant’Eurosia ci si inoltra sotto l’archetto che porta in via Antonio Rubino fino a Piazza Sapeto, affacciandosi (letteralmente) sul quartiere, o da Piazza Bartolomeo Romano si imbocca Via Luigi Orlando e poi Via della Garbatella, se pranzate nella trattoria tipica Dar Moschino in piazza Brin entrando poi in una delle porte principali (ovviamente un arco) dei lotti più antichi, quelli costruiti nello stile “barocchetto romano”, o se cercando un civico qualunque della tortuosa via delle Sette Chiese doveste perdervi fino a piazza Longobardi, beh, più che in centro o periferia, vi sembrerà d’essere fuori da questo mondo.

Leggenda vuole che Garbatella dovesse essere il cuore e il colle scelto da Remo per la sua Remuria – e tra sepolcreti, rupi e cisterne, di ruderi risalenti all’epoca romana è pieno il quartiere (soprattutto se inteso nella sua versione estesa, che include anche parte di San Paolo e Ostiense, territori legati da un filo rosso con il cuore di Garbatella anche per tutto il Novecento). La storia racconta di un nome iniziale che è più una dichiarazione d’intenti dopo gli anni bui della Grande Guerra, “Borgata Giardino Concordia”: un destino idilliaco brutalmente squarciato nel 1922 dalle conseguenze della marcia su Roma, che portano numerose camicie nere a devastare e dare fuoco proprio allo spaccio alimentare e cooperativa sociale che sorgeva dove oggi c’è la mitica trattoria Dar Moschino, su Piazza Brin. È qui che, su volere degli urbanisti umbertini guidati dall’illuminato Paolo Orlando, il 18 febbraio 1920 veniva messa la prima pietra della città giardino ispirata al modello inglese, per accogliere in villini a misura d’uomo con orti, giardini e spazi comuni i lavoratori della zona industriale di Ostiense e San Paolo (tra cui la Centrale Montemartini), e poi parte degli “sfrattati” dall’area che diventerà la via dei Fori Imperiali voluta da Mussolini.

È qui, in piazza Brin, che col sacco della cooperativa inizia anche l’eterno conflitto tra la borgata e il fascismo – che, ricordiamo, non ebbe il merito di iniziare la costruzione di Garbatella, ma di spingere sull’acceleratore dell’edilizia semplificandone il modello originario con le “case rapide” o gli “Alberghi” di piazza Biffi, che poi divennero anche una sorta di ghetto per dissidenti del regime. Perché la Garbatella di oggi è ancora legata indissolubilmente alla sua storia, è un’evoluzione di quell’identità: il quartiere che ieri mal tollerava i discorsi del duce nel Cinema Teatro Garbatella (oggi Palladium), che nascondeva gli ebrei e i dissidenti del fascismo, che esponeva le bandiere rosse alle finestre quando nel ’50 i missini attaccavano (fallendo) la sede del Partito Comunista Italiano, l’ancora oggi (r)esistente La Villetta, il quartiere che quando nel 1970 i giovani scendevano in piazza contro le guerre americane li nascondeva e proteggeva dalle cariche della polizia come fossero tutti suoi figli. Borgata rossa, ma la Garbatella oggi è il cuore dell’esperimento “Municipio Solidale”, una sorta di rete sociale.

A Roma, questo è il quartiere della resistenza. E non solo quello della “R” maiuscola. Nonostante le fiction e il rinnovato interesse degli ultimi anni per le sue peculiarità storiche e urbanistiche, la borgata resiste alla gentrificazione – complice non solo l’indole rilassata del territorio e dei suoi abitanti. La Garbatella resiste alla cementificazione e anzi risponde con la riqualificazione : come ad esempio i meravigliosi Orti Urbani di via Rosa Raimondi Garibaldi, espressione di una cittadinanza che ha lottato a lungo affinché non sorgesse un supermercato o un parcheggio a tre piani, ma molto verde per tutti, o la biblioteca Moby Dick, nei vecchi spazi dei Bagni Pubblici, per cui il quartiere si è battuto per anni affinché non fossero lasciati abbandonati – convincendo addirittura le istituzioni della bontà delle proprie ragioni.

Per molti aspetti, Garbatella resiste pure alle fratture generazionali, con i vecchi esercizi commerciali storici – dai vini sfusi alle trattorie fino ai fornai, le pasticcerie e i barbieri – affiancati a realtà più giovani o dal taglio più contemporaneo che però mantengono una propria autenticità – che si tratti di bistrot a km0 o bar, street food, pizzerie o gallerie fotografiche.

Se la Garbatella dove sono nati Enrico Montesano, Gigi Proietti, Valerio Mastandrea, Enzo Staiola e Maurizio Arena, dove ha vissuto Sordi e Pasolini ha girato alcune scene di “Una vita violenta” è il quartiere di Roma più amato dal Nanni Moretti di “Caro Diario”, gran parte dei lotti potrebbe essere esplorata solo attraverso i luoghi del cinema e delle fiction. Ancora oggi qualcuno vi chiederà indicazioni per il bar dei Cesaroni e la notte intercetterete i set cinematografici su via Cravero, eppure Garbatella non è un quartiere che si nutre di memoria e finzione. C’è l’attivismo e la partecipazione per grandi e bambini de La Villetta e de La Strada, di Casetta Rossa e degli Orti Urbani, di associazioni decennali come Controchiave e la Città dell’Utopia.

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